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venerdì, 22 febbraio 2013
SIAMO DELFINI…E’ UN GIOCO DA BAMBINI IL MARE! (blog in pausa commenti per aggiornamento tecnico)

Era il 1992 quando ho condotto il mio primo programma televisivo. Due ore e mezzo in diretta tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, per tre anni con un’interruzione solo per i mesi estivi.

L’emittente era Teleregione, una storica televisione molto seguita nel Lazio e nell’Umbria.

Si può praticamente dire che “tutto” quello che so di televisione l’ho imparato lì a Teleregione: la mia vera e grande palestra televisiva.

Fui scelta pochi giorni prima dell’inizio del programma, poichè il conduttore che avrebbe dovuto essere alla guida di questo grande contenitore cambiò idea all’ultimo minuto.

Evidentemente era destino che il mio curriculum vitae, inviato tempo prima, si trovasse nel posto giusto al momento giusto e soprattuto nelle mani giuste: quelle del giovane Direttore che mi scelse non pensando (almeno questo è quello che credo) che di lì a poco questo appuntamento televisivo pomeridiano sarebbe diventato un cult.

Per tre anni ho vissuto tutte le mattine in una stanzetta senza finestra, la nostra redazione.

Ero felice, molto felice. Creavo ogni giorno qualcosa di bello ed utile! Con me c’erano Mariagrazia e Nicoletta, mie colleghe ed amiche.

La mattina eravamo impegnate nel contattare gli ospiti, scrivere le interviste e soprattutto inventare i contenuti di un programma dove parlavamo di tutto e dove si poteva chiedere di tutto attraverso le telefonate in diretta. Ne arrivano tantissime. Un giorno anche quella di Nonna Lea, che conobbi così.

A Teleregione lavoravano molti giovani aspiranti giornalisti. Ora mi diverte e commuove vederli condurre i più importanti telegiornali delle reti Rai.

Io però, nonostante l’opportunità offertami a quel tampo, non volli intraprendere la strada giornalistica.

Volevo continuare a fare la conduttrice televisiva e soprattutto l’autore di programmi tv, certa che quella sarebbe stata la mia strada.

Il nome del programma era PANDORA. Quanti di voi conoscono il mito di Pandora?

Nella mitologia greca Pandora è la prima donna, creata per ordine di Zeus, per punire l’umanità.

Zeus, infuriato per il furto del fuoco divino commesso da Prometeo, decise di punire questi e la sua amata creazione: il genere umano. Prometeo venne incatenato ad una roccia ed ogni giorno un’aquila gli divorava il  fegato: l’organo ricresceva durante la notte e così, la mattina successiva, il tormento riprendeva. Per punire gli uomini, Zeus ordinò ad Efesto di creare una bellissima fanciulla, Pandora, alla quale gli dei offrirono grazia e ogni sorta di virtù.

Ermes, che aveva dotato la giovane di astuzia e curiosità, venne incaricato di condurre Pandora dal fratello di Prometeo che nel frattempo era stato liberato da Eracle, Epimeteo. Questi, nonostante l’avvertimento del fratello di non accettare doni dagli dei (non è un caso che il suo nome, in greco, significhi “colui che riflette tardi”), sposò Pandora, da cui ebbe Pirra. Ella recava con sé un vaso regalatole da Zeus, che però le aveva ordinato di lasciare sempre chiuso. Ma, spinta dalla curiosità, Pandora disobbedì: aprì il vaso e da esso uscirono tutti i mali del mondo (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia, ecc.) che si abbatterono sull’umanità. Sul fondo del vaso rimase solo la speranza che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Prima di questo momento l’umanità aveva vissuto libera da mali, fatiche o preoccupazioni di sorta, e gli uomini erano, così come gli dei, immortali. Dopo l’apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza, l’ultima a morire. (da WIKIPEDIA)

 

Che bella la mitologia, vero? Mi è sempre piaciuta moltissimo.

Tornando al programma televisivo Pandora, riflettevo oggi tra me e me, che certamente ai tempi era molto diverso potere comunicare con i telespettatori.

Pensate che non esisteva ancora internet e se non lo avessero creato “giusto in tempo” per Sportello Italia, ditemi un po voi come avrei potuto mantenere un contatto con voi tutti attraverso il blog?

Evidentemente non era il momento.

Ora è il momento di tante cose, è il momento di prendere una pausa. Una pausa per sistemare, arieggiare, riordinare.

In fondo è quello che si fa ogni anno in primavera quando l’aria inizia a diventare più leggera e viene voglia di spalancare le finestre, magari lavare le tende e spolverare anche negli angolini più polversosi della casa, quelli in cui non si pulisce mai. Li in fondo ai cassetti si trovano tante cose dimenticate e buttarne via qualcuna che veramente non serve più ed è conservata da anni, mi fa sempre pensare che porterà ad un qualcosa di nuovo che prenderà il suo posto.

Mi piace pensare al blog come una casa, una famiglia.

Si, una famiglia di persone che non hanno un legame di parentela eppure si sono scelte e continuano a farlo per affinità, per energia, per simpatia, per la gioia di stare insieme.

Si, una famiglia di persone semplici, genuine.

Magari tra di loro c’è qualcuno con tre lauree, medici, imprenditori, avvocati, architetti. Nessuno mai dirà alla casalinga o al pensionato: Lei non sa chi sono io!

Qui ci si scambia pareri, si parla del più e del meno, ci si ritrova come ad un bar.

“Buongiorno, come stai? Hai visto che freddo fa oggi?”

Sapere parlare con leggerezza ed ironia di cose semplici, non vuol dire essere vuoti e per questo le persone che frequentano casa mia mi piacciono.

Perchè sono semplici nel cuore e non hanno malizia, quella malizia che non fa parte di me e nemmeno dei miei AMICI, quelli che invito a casa per prendere un caffè.

Questi sono gli amici, i miei amici!

A proposito amici miei, dove eravamo rimasti?

Se non sbaglio (da persone semplici quali siamo) stavamo commentando il Festival di Sanremo.

Poi hanno suonato alla porta e sono andata ad aprire. Scusatemi…eccomi qui.

Io alla porta apro sempre!

Allora, parlavamo di canzoni, di ascolti record della Rai, di fiori che mancavano (come ormai da anni) dal palco e di vincitori.

A proposito, sono un po di giorni che mi è tornata in mente una canzone di un Festival di Sanremo di anni fa.

E’ l’ultimo successo di Domenico Modugno, che già debilitato visibilmente per un ictus, canta con il figlio Massimo una poesia, un Inno alla Vita, una meravigliosa canzone che mi fa subito stare bene, perchè si, le persone semplici stanno bene anche con una canzone.

Vorrei tanto che la ascoltaste, il testo è bellissimo. E’ un dialogo tra due delfini:  un figlio ed un padre. Io la trovo meravigliosa. Eccola

Ora è arrivato il momento di lasciarvi per un po, non so quanto.

Questa pausa è programmata da tempo. Il blog a marzo (lo specifico per chi ci segue da poco e non lo sapesse) va sempre in pausa.

Una pausa tecnica per aggiornamenti  e soprattutto una pausa creativa per me stessa.

Ritrovarci, farà bene a tutti. Così come farà bene avere il tempo per riordinare un po casa, come si fa in primavera.

Primavera che tra un po è alle porte. Porte che si aprono sempre per vedere chi è.

Porte che si possono anche non aprire una seconda volta, se a bussare è qualcuno che non si ha il piacere, la voglia o semplicemente la gioia di incontrare.

In fondo gli Amici si scelgono… a vicenda!

 

 

 

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