AGENDA DEI CONTATTI DEGLI AMICI DEL GRANDE SALOTTO MONDIALE DI PRONTOFRANCESCA

Archivio del 7 novembre 2008

venerdì 7 novembre 2008
RICOTTA CALDA

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Tra i tanti inviti che ho ricevuto in questi giorni durante la mia permanenza a Melbourne, ce ne è stato uno che non ho potuto proprio rifiutare: un pranzo a base di ricotta calda all’interno della fabbrica PANTALICA, dove si producono i più famosi formaggi italiani in terra d’Australia. Sono sempre molto incuriosita dalle storie dei nostri connazionali all’estero e non appena si presenta l’occasione di conoscere da vicino dai diretti interessati i loro racconti, non mi lascio pregare due volte e cosi come è stato anche qualche giorno fa quando per l’appunto mi è arrivato questo curioso invito. Non ero mai stata prima d’ora in una fabbrica di formaggi e non appena sono entrata sono rimasta estasiata dall’intenso odore di latte, un profumo rassicurante, materno che mi ha messo subito di buon umore. Ad aspettarmi in una stanza adibita a cucina, c’erano un gruppo di amici, tra i quali Francesca Verde che mi ha accompagnato, Pina Piedimonte con il simpatico marito Carmelo, Angela ed Ernesto Contatore, Rosa e Vincenzo Barbante e naturalmente il padrone di casa, SEBASTIANO PETRUZZIELLO, che proclamo a pieno titolo ” Re della Ricotta d’Australia!”. Scopro che anni fa era usanza in molti piccoli paesi d’Italia, soprattutto del meridione, mangiare la ricotta calda con il pane. Ai tempi si usava un attrezzo fatto di canna e foglie, chiamato in siciliano la cavagna. Certo mai avrei pensato di arrivare in questa terra lontana e ritrovare cosi ben conservate le nostre tradizioni e con grande entusiamo mi verso nel piatto da una grande pentola una cucchiaiata di ricotta calda che assaggio immediatamente accompagnandola con un pezzo di pane croccante ed un bel bicchiere di vino bianco…. che bontà! Ora sì che ragioniamo e consapevole di cosa si tratta, chiedo al Signor Sebastiano di raccontarmi un po della sua storia di emigrazione. Con un bel sorriso mi invita a seguirlo mentre il resto dell’allegra tavolata continua a mangiare leccandosi i baffi. Prima di entrare all’interno del laboratorio, mi viene chiesto di indossare per motivi igienici una cuffietta azzurra e non vi nascondo che scoppio a ridere, pensando che pochi giorni fa avevo fatto sfoggio del mio elegante copiricapo fiorato in occasione della Melbourne Cup ed ora eccomi qui, pronta quasi per entrare in doccia. Detto fatto e con questa simpatica cuffietta azzurra in testa chiedo immediatamente al Signor Petruzziello come e quando ha preso vita il suo sogno. Con sguardo fiero e camminata sicura inizia a parlare, mentre io lo seguo affascinata ed incuriosita da questo mondo a me nuovo. Sebastiano è nato a Sortino, in provincia di Siracusa, è partito per l’Australia a ventitrè anni con la nave OCEANIA il 17 febbraio del 1963 ed è arrivato il 15 marzo, date ben scolpite nella sua memoria. La sua è una storia particolare, se non altro per il fatto che arrivò in questa lontana terra straniera attraverso l’atto di richiamo della moglie Lucia, ai tempi sua fidanzata, che era partita due anni prima con una zia, alla ricerca di una vita migliore. Una volta arrivato si sposano dopo pochissimi mesi ed iniziano subito a lavorare, lei come sarta, lui come saldatore alla General Motor, dove resta per dieci lunghi anni. Ma il sogno di Sebastiano è quello di continuare le tradizioni di famiglia anche in terra straniera e fare quello che aveva fatto fin da bambino: i genitori erano pastori, avevano pecore e mucche e lui era cresciuto in mezzo ai formaggi, ricotta e pecorino tipici della sua amata Sicilia. Ma in Australia non è facile, servono molti permessi, le licenze per produrre formaggi sono molto difficili da ottenere poichè ai tempi si cercava di evitare la concorrenza dei piccoli produttori. Ma lui non si arrende e mi dice che “Nella vita quando fai del bene, ti torna indietro.” e cosi una persona che lui aveva aiutato anni prima quando lavorava in fabbrica come saldatore, gli fissa un appuntamento con un’autorità locale, che sicuramente potrà dargli qualche consiglio. Si tratta di una grande occasione e Sebastiano con il cuore in gola e molto timore non conoscendo bene la lingua, si reca da questo Signore per trovare una via per realizzare il suo sogno. Ancora ricorda la risposta che ha ricevuto: “L’Australia ha bisogno di gente che vuole lavorare.” e lui di forza e volontà ne ha da vendere e da allora non si è mai fermato. Dopo avere ottenuto in seguito ad una lunga trafila burocratica, i permessi per potere iniziare la sua nuova attività, instancabile ha lavorato giorno e notte e tutt’oggi è il primo ad entrare la mattina presto nella sua in fabbrica. La moglie sorridendo racconta che lui si riposa solo a Natale, Pasqua e Capodanno, ma a vederlo sembra tutt’altro che affaticato, anzi, ha da poco deciso di produrre anche olio. Mentre continuo ad ascoltare affascinata la sua storia, ci avviciniamo ad una grande vasca piena di candida ricotta calda profumatissima e non resisto alla tentazione di partecipare ad una delle fasi di lavorazione effettuata ancora manualmente come una volta. Con grande orgoglio mi racconta che nella sua fabbrica, chiamata PANTALICA, come una frazione del suo paese natìo, vengono utilizzati ogni giorno ben 200.000 litri di latte e prodotte 20 tonnellate di formaggio e 12 di ricotta, sempre al giorno naturalmente. I suoi tre figli, Silvio, Biagio ed Antonella nati in Australia, hanno studiato e si sono laureati e lavorano tutti e tre con successo nell’azienda del padre. Che dire, questa storia si commenta da sè, non mi resta che stringergli la mano facendogli i complimenti per la sua determinazione, che lo ha portato lontano a tal punto da vincere nel 2006 un prestigiosissimo premio l’ETHNIC BUSINESS AWARD, nella categoria grande Business. A conclusione di questa bellissima mattinata andiamo a prendere tutti un  caffè nel suo lussuoso ufficio al piano di sopra dell’edificio, dove trovo con immenso piacere ben in vista la bandiera italiana e quella australiana. Gli chiedo allora una foto ricordo con la famosa cavagna che lui custodisce gelosamente e mi fermo un istante a riflettere tra me e me che nonostante quanto in alto il successo ci possa portare nella vita, l’importante è non dimenticare mai da dove si è partiti!

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