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Archivio di maggio 2008

sabato 31 maggio 2008
TU CHIAMALE SE VUOI… EMOZIONI

Eccomi qua tornata alla base dopo questo lungo e straordinario viaggio in terra d’Argentina. Come state, tutto bene? Io benissimo!! Il ritorno in Patria è stato molto emozionante anche se il distacco da tutti coloro che mi hanno accolto a braccia aperte in queste settimane si è rivelato, come prevedibile, piuttosto difficile. Pensate che in aeroporto a Buenos Aires ho incontrato alcuni telespettatori di SPORTELLO ITALIA, che nonostante non avessi trucco e fossi decisamente in “incognito” mi hanno riconosciuta ed entusiasti hanno iniziato a raccontarmi della loro vita e del fatto che non fossero tornati in Italia da ben dieci anni; così mentre aspettavamo che venisse annunciato il nostro volo, abbiamo improvvisato una specie di puntata tutti insieme, sotto gli sguardi divertiti degli altri passeggeri che ci guardavano con curiosità. In questi ultimi giorni, come vi accennavo, ho messo ordine tra le mie cose e soprattutto tra le mie emozioni. Non è facile essere travolti improvvisamente da tanto affetto e poi tornare da un giorno all’altro ad una calma per certi versi fin troppo silenziosa. Per chi non lo sapesse e mi legge oggi per la prima volta, vorrei specificare che approfittando del tempo libero di questi ultimi mesi dovuto ad una “momentanea” pausa televisiva, ho deciso di andare a conoscere personalmente le comunità di italiani all’estero che ho raccontato per anni nel programma televisivo da me scritto e condotto per Rai International. Con molta sorpresa incontrando tanti nostri connazionali per il mondo inizio a percepire un aspetto che non avevo mai preso in considerazione: per quanto ci siano dei denominatori comuni ai tantissimi italiani che hanno lasciato il nostro paese per costruirsi una nuova vita all’estero, ci sono altresì alcune caratteristiche che differenziano le diverse comunità in modo piuttosto rilevante. La cosa che mi ha colpito maggiormente incontrando i nostri connazionali in Argentina é che, pur trovandomi di fronte ad un numero molto elevato di italiani e discendenti, pochissimi parlassero la nostra lingua. In poche parole ho avuto da subito la netta sensazione che si trattasse di una comunità molto integrata rispetto ad altre che si sono maggiormente aggregate. Facendo notare durante i miei incontri questa mia considerazione e chiedendone la spiegazione sono emerse alcune motivazioni molto interessanti alle quali sinceramente non avevo mai pensato. Anni fa quando i primi emigranti si sono trasferiti in Argentina parlavano solamente il dialetto e una volta sposati per potere comunicare, essendo i dialetti dei vari paesi molto diversi tra di loro, l’unica soluzione era parlare in spagnolo. Molti hanno quindi preferito parlare con i figli nella lingua del paese dove erano nati e dove sarebbero cresciuti e per questo l’italiano effettivamente si parla molto poco, anche se tutti lo capiscono. Mi è stato anche fatto notare come lo spagnolo sia più facile da imparare rispetto all’inglese… effettivamente è così. Poi secondo me c’è anche una sorta di timore di sbagliare nel pronunciare la parole o coniugare i verbi e quando lo ho fatto notare tutti si sono messi a ridere dandomi ragione. Durante i tantissimi incontri di queste settimane ho avuto la possibilità di trattare molti argomenti ed avendo notato da parte di tutti molto interesse e partecipazione, ho invitato le persone presenti a farmi delle domande. Non ci crederete ma uno dei temi che mi e’ stato suggerito di trattare ed approfondire qualche giorno fa è stato proprio il tema dell’immigrazione in Italia, anche perché a mio avviso dall’estero le notizie vengono percepite con maggiore allarmismo. A tale proposito mi compiaccio vivamente con tutti voi per come avete affrontato questo delicato argomento sul blog, anche se ho notato (e perdonatemi se torno a sottolineare questo aspetto!) come in alcuni momenti il nostro “salotto mondiale” tenda ad assumere una connotazione ristretta ad alcuni partecipanti, cosa che a lungo andare potrebbe scoraggiare altri a scrivere, per questo vi invito da ora in poi a moderare i vostri commenti senza intervenire decine e decine di volte sullo stesso tema. Come vi avevo promesso, ho realizzato un video fotografico nel quale ho riassunto le tappe salienti del mio viaggio a Buenos Aires e Mar del Plata. Tra i moltissimi volti che vedrete ce ne sono molti del nostro blog, a partire dai famosi “magnifici sette” con i quali inizia questa lunga carrellata di immagini e musica. Prima di lasciarvi alla visione di questo ricco album fotografico, non posso non raccontarvi una cosa che mi é successa e che mi ha fatto sinceramente commuovere. Durante l’ultimo incontro del 25 maggio presso l’associazione CASA D’ITALIA di Mar del Plata mi si è avvicinata una Signora, un’insegnante d’italiano che avevo conosciuto due giorni prima, che mi ha consegnato una lettera in una busta rosa, chiedendomi di leggerla in aereo al mio rientro in Italia. Le ho promesso che non la avrei aperta prima della mia partenza e così é stato. Qualche ora dopo il decollo mi sono ricordata della busta consegnatami e con grande curiosità l’ho aperta. Leggendola non ho saputo trattenere le lacrime ed ho pensato che sarebbe stato bello rendervi partecipi del suo contenuto e delle forti emozioni che ho provato.

Cara Francesca: mi sono seduta a scriverti e mi sono resa conto come è difficile trasmetterti il fenomeno prodotto con il tuo arrivo in Argentina. Capisco che tu hai conosciuto un mucchio di persone che ti conoscevano già da anni attraverso lo schermo e che non ti immaginavi di ricevere questo pezzo d’amore che loro sentono come comunità ed anche ammirazione (mi includo pure) per il tuo lavoro, la tua trasparenza, il tuo atteggiamento responsabile e curato davanti a tutti gli italiani ed italo-argentini all’estero. Abbiamo fatto in aula con i miei alunni, un resoconto di quello che abbiamo vissuto quella sera condivisa con te e siamo arrivati alla stessa conclusione: sei in Argentina una sviolinata; davanti a te la gente ti chiede e ti dice delle cose che non possono o non vogliono dire a nessuno. E mi è venuto in mente un brano dell’autore Galeano del “Libro degli Abbracci” e mi sono incoraggiata di fare una traduzione per te. Tu ci hai colpito così, come dice Galeano. In ogni puntata sullo schermo e dopo, adesso personalmente hai lasciato dentro di noi la tua fiamma di trasparenza e di sensibilità e ci hai regalato la tua cortesia. Rimango stupita d’avere vissuto questa preziosa esperienza, tra il mio mestiere di vita che e’ divulgare la cultura italiana attraverso l’insegnamento della lingua e l’abbinamento del prodotto del mio lavoro, ed il rapporto tra gli alunni e te. Buona fortuna per il tuo futuro. Vogliamo vederti in onda subito! Ci rivedremo qui o in Italia, a presto.LILIANA DI PAOLO

“IL MONDO”

Un uomo del popolo di Neguà,

nella casta di Colombia,

è potuto salire al di là del cielo.

Ha raccontato che ha guardato da lassù

la vita umana ed ha detto che siamo un mare di fiammelle.

Il mondo è questo -rivela-

un mucchio di gente,

un mare di fiammelle.

Ogni persona brilla

con la propria luce

tra tutte le altre.

Non ci sono due fuochi uguali.

Ci sono fuochi grandi e fuochi piccoli.

E fuochi di tutti i colori.

C’è gente di fuoco sereno,

che non conosce il vento.

E gente di fuoco pazzo,

che riempie l’aria di scintille.

Alcuni fuochi, fuochi sciocchi,

non illuminano ne bruciano;

ma altri ardono la vita

con tante voglie

che non si possono guardare senza sbattere le palpebre.

E chi si avvicina, si accende.

EDUARDO GALEANO

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