prontofrancesca.it

ProntoFrancesca.it

Archivio del 8 aprile 2008

martedì 8 aprile 2008
S.O.S. PENSIONI- Le Risposte

sospensione.jpg

DOTT.SSA BRIGIDA PARISI
Funzionario INPS – Servizio Pagamento Pensioni all’Estero

Nuova pagina del blog che si apre dando il bentrovato ad una cara ospite alla quale sono particolarmente affezionata, la DOTT.SSA BRIGIDA PARISI, Funzionario INPS, Servizio Pagamento Pensioni all’Estero, che ringrazio personalmente per il preziosissimo aiuto fornito ai nostri connazionali, che spesso confusi e disorientati, richiedono informazioni riguardo l’ottenimento della pensione. Tra le tante domande che avete posto attraverso i vostri commenti nel precedente spazio intitolato S.O.S. PENSIONI, ne ho scelte alcune che credo possano essere di comune interesse per molti di voi. Per dare la possibilità a tutti di potere rivolgere eventuali nuovi quesiti su questo importante argomento, siete gentilmente invitati a rimanere in tema. Con l’occasione vi segnalo il sito internet www.inps.it all’interno del quale potete trovare molte informazioni utili in materia pensioni.
Siete cortesemente invitati per motivi di riservatezza a non scrivere indirizzi e-mail e numeri telefonici nei vostri commenti.

Grazie per la collaborazione!

DOMANDA: scrive Mirella da Buenos Aires – Argentina
“Questa é una domanda che credo la nostra bravissima Dott.ssa Parisi saprá rispondere. Si tratta di una lettera che sta cominciando ad arrivare dall´INPS a molti pensionati italiani che prendono la minima qui e la minima lá, e logicamente con quella italiana riescono a sopravvivere, sino…….!!! Oggi ho trovata una vecchietta tutta in lacrime, che stava facendo una lunga fila per entrare a un Patronato con la lettera in mano e ho visto che tutti quelli che aveva davanti stavano con la stessa lettera, incuriosita ho chiesto che era e mi hanno detto che l´INPS chiedeva loro di rimborsare una ingente somma perché da molti anni avevano fatto male il ricalcolo per la loro pensione, in base alle dichiarazioni dei redditi esteri che erano stati rigorosamente mandati a suo tempo. Non é che ho capito molto perché parlavano tutti insieme, ma dal poco che sono riuscita a capire i calcoli erano stati fatti sulla base di un tipo di cambio sbagliato tra $ argentino ed Euro, e secondo l´INPS avrebbero spedito di piú della cifra corrispondente all´integrazione al minimo italiana. Io vorrei saperne di piú, ma se cosí fosse, che colpa ne hanno questi poveri vecchi se l´INPS ha fatto male i conti??? Dove li vanno a pescare ora i soldi per ridarli indietro ?? Se campano solo in base a la pensione italiana??? Non posso credere una cosa cosí assurda, per questo motivo vorrei sapere realmente da persona esperta come la nostra Dtt.ssa Parisi come sia la cosa realmente, sono sicura che ci deve essere altro di mezzo, non posso credere sia solo questo, sino sarebbe inconcepibile!!! Ringrazio tanto l´informazione, anche perché tornata a casa sono entrata al sito INPS e non ho trovato nulla.”
Come più volte comunicato, in ottemperanza a disposizioni legislative già introdotte con la legge finanziaria 2002 (articolo 49, punto 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289), i pensionati residenti all’estero, hanno l’obbligo annuale di dichiarare i seguenti redditi di cui beneficiano all’estero:
– redditi previdenziali italiani ed esteri;
– redditi da lavoro;
– redditi immobiliari con esclusione della prima casa di abitazione;
– redditi di capitali e di partecipazione;
– redditi a carattere assistenziale.
L’importo di tali redditi, è rilevante per determinare il diritto a percepire sulla pensione una serie di prestazioni, che vengono dette di carattere non contributivo ma “assistenziale”, quali l’integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali, gli assegni per il nucleo familiare ecc.
Quanto sopra premesso, portiamo a conoscenza dei nostri pensionati, che nel corso del 2007, l’INPS ha provveduto a verificare i redditi, relativi agli anni 2004 e 2005, comunicati direttamente o tramite i Patronati. Dall’esame dei redditi dichiarati, sono scaturiti per alcuni pensionati, dei debiti per importi percepiti in misura superiore al dovuto, e una comunicazione di conseguente riduzione della rata di pensione, tra l’altro ancora non operata (comunicazioni in merito sono state inviate ai pensionati alla fine del 2007, e nei primi mesi del 2008 è stato loro inviato, per le opportune verifiche, un prospetto riepilogativo dei redditi acquisiti dall’INPS).
A tutela dei beneficiari, è stata data la possibilità di verificare ulteriormente l’esattezza delle comunicazioni ricevute , ricorrendo sempre all’aiuto degli Enti di Patronato, ai quali l’INPS ha dato la possibilità di verificare on-line i modelli relativi al calcolo degli indebiti formatosi (modelli TE08). Se dovessero essere riscontrati degli errori, i Patronati possono trasmettere sempre on-line delle dichiarazioni integrative, che andranno a rettificare sia l’importo dei debiti che l’importo della rata di pensione.
Rassicuriamo quindi i pensionati, che se gli indebiti sono scaturiti da errori di cambio od altro, i Patronati hanno la possibilità di verificarli e di modificare le precedenti dichiarazioni reddituali inviate.

DOMANDA: scrive Fernando Mastrangelo da Rockville – Stati Uniti
“Un cordiale benvenuto alla Dott.ssa Brigida Parisi, ho una piccola domanda: un cittadino italiano, non avendo mai vissuto in Italia, mai apportato contributi, ha diritto alla pensione?”
LA RISPOSTA E’ NEGATIVA. La pensione è legata sempre al versamento di contributi. Si può avere diritto alle prestazioni di carattere assistenziale, quali l’assegno sociale, solo se residenti in Italia ed in presenza di redditi inferiori ai limiti di anno in anno stabiliti dalle norme di legge.

DOMANDA: scrive Salvatore da Caracas – Venezuela
“Siccome siamo all’estero una domanda che si ripete è quali sono i requisiti per avere la pensione è dove dobbiamo presentare la domanda soprattutto a che età per gli uomini e le donne?”
La pensione di vecchiaia, si ottiene quando si verificano tre condizioni essenziali:
– ETA’: Si va in pensione a: 65 anni per gli uomini, 60 per le donne
– CONTRIBUZIONE MINIMA: Sono richiesti almeno 20 anni di contribuzione comunque accreditata.
– CESSAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO.
La legge 247/2007 di riforma delle pensioni ha introdotto il sistema delle finestre anche per la pensione di vecchiaia, per cui dal 2008 si potrà andare in pensione di vecchiaia, circa tre mesi dopo rispetto al trimestre in cui si compie l’età prevista per la pensione, secondo il seguente schema:

Requisiti maturati entro il:
31 MARZO
DECORRENZA DELLA PENSIONE:
1° luglio stesso anno (LAVORATORI DIPENDENTI)
1° ottobre dello stesso anno (LAVORATORI AUTONOMI)
30 GIUGNO
DECORRENZA DELLA PENSIONE:
1° ottobre stesso anno (LAVORATORI DIPENDENTI)
1° gennaio anno successivo (LAVORATORI AUTONOMI)
30 SETTEMBRE
DECORRENZA DELLA PENSIONE:
1° gennaio anno successivo (LAVORATORI DIPENDENTI)
1° ottobre anno successivo (LAVORATORI AUTONOMI)
31 DICEMBRE
DECORRENZA DELLA PENSIONE:
1° aprile anno successivo (LAVORATORI DIPENDENTI)
1° luglio anno successivo (LAVORATORI AUTONOMI)

I requisiti attualmente richiesti per ottenere la pensione di anzianità sono una contribuzione pari a 35 anni e un’età minima pari a 58 anni, se lavoratori dipendenti .
La domanda di pensione per i residenti all’estero, va presentata sempre tramite l’Ente estero, anche se nel Paese di residenza non si hanno contributi versati.

DOMANDA: scrive Aldo da Curitiba – Brasile
“Mia moglie é Invalida Civile al 100% e per la grave malattia di cui é affetta “DIALIZZATA” gli é stata riconosciuta anche l´indennitá pensionistica di accompagno dalla ASL per prima e definitivo accertamento effettuato dal Ministero del Tesoro poi confermando il diritto acquisito della indennitá di accompagno. Essendomi trasferito in Brasile, non ho potuto portare con me la famiglia (moglie e figlia) perché, purtroppo a tutt´oggi non ho potuto avere una chiara risposta in merito alla CONSERVAZIONE DEL TITOLO ACQUISITO DELL´INDENNITÁ PENSIONISTICO DI ACCOMPAGNO, spettante a mia moglie qualora si trasferisse all´estero. Premesso che gli impegati o fattorini in servizio presso l´Ufficio Informazioni INPS di Roma Tiburtina e della Sede di Via Amba Aradam, non mi hanno saputo dare notizie precise al riguardo” chi mi ha detto-che l´indennitá spetta a tutti gli invalidi residente nell´ambito dell´Unione Europea, chi mi ha detto che sono state concesse le Pensioni di Indennitá su richiesta dell´Ambasciata Americane, chi mi ha detto che non esiste una vera e propria legge a riguardo ed infine chi mi ha detto che se l’invalido lascia l´Italia non puó richiedere il trasferimento del beneficio in uno Stato Estero extra-europeo. Ora visto il CHIARO DI LUNA in cui stiamo vivendo in Italia,non ci possiamo permettere il lusso di perdere il tanto auspicato e sudato beneficio acquisito per il perdurare della grave “stancante “ malattia di cui ella é affetta. Dovendo prendere una definitiva decisione, se debbo trasferire la mia famiglia definitivamente in Brasile o rinunciare al congiungimento della stessa per mancanza del pagamento dell´indennitá Pensine in Brasile. Per cui per il momento viviamo separati. Io in Brasile e la famiglia in Italia.”
L’indennità di accompagnamento concessa dalle Regioni è una prestazione di carattere assistenziale che viene concessa ai cittadini italiani, invalidi civili totali e parziali, ai ciechi e ai sordomuti, residenti in Italia. L’indennità non è esportabile e pertanto si perde se l’interessato si trasferisce all’estero.
Sono equiparati ai cittadini italiani:
– gli abitanti della Repubblica di San Marino;
– i rifugiati politici;
– i cittadini di uno Stato dell’Unione europea;
– i cittadini extracomunitari che hanno ottenuto la carta di soggiorno.
Il riconoscimento dell’invalidità spetta alle Regioni, che verificano i requisiti sanitari attraverso Commissioni mediche istituite presso le Aziende Sanitarie locali (Asl).
L’indennità non è reversibile e quindi non può essere trasmessa ai familiari superstiti.
L’importo dell’ indennità viene stabilito anno per anno ed è esente da imposta.
L’unica indennità esportabile all’estero è quella per l’assistenza personale e continuativa, riconosciuta dall’INPS ai propri pensionati di inabilità.

Quindi debbo dire purtroppo al nostro pensionato che se la moglie si trasferirà in Brasile, perderà il diritto a percepire l’indennità di accompagnamento quale invalida civile.

DOMANDA: scrive Gaetana da Melbourne- Australia
“La mia domanda e` come quella della Sig.ra Mirella dall’Argentina. Noi non siamo ricchi viviamo con la pensione australiana e la pensione di mio marito dell’Italia. Non possiamo pagare indietro i soldi che chiedono l’Inps. Non siamo così lontano dall’Italia, se non si avesse la seconda pensione. Chissà, può darsi che si dovrebbe chiedere aiuto ad un istituto di carità. Non sto scherzando. Grazie a mio marito che ha lavorato in Italia, e versato le marchette per 30 anni.”
Purtroppo non so a quale tipo di debito si riferisca la pensionata. Comunque i recuperi degli indebiti vengono fatti dall’Istituto con la massima rateizzazione possibile e le più recenti norme di legge, inserite nella finanziaria 2008, (art. 1 commi 136-137, recupero di prestazioni pensionistiche indebitamente percepite da residenti all’estero, legge 24 dicembre 2007, n. 244) prevedono che il recupero dei debiti precedenti al 1 gennaio 2007, avvenga con trattenuta sulla pensione, fino al limite massimo di un quinto dell’importo della stessa, senza interessi, fatta eccezione per i casi di dolo. Più volte, da varie forze politiche, sono state presentati dei progetti di legge per introdurre la “sanatoria per gli indebiti pensionistici” per i residenti all’estero. Tali progetti di legge, fino alla data odierna, non hanno però superato l’ approvazione parlamentare e non hanno dato luogo a conseguenti disposizioni applicative di sanatoria.

DOMANDA: scrive Giuseppe dal Canada
“Io ancora ho un po’ di anni d’avanti a me prima di poter percepire la pensione percio’ per adesso posso soltanto fantasticare a riguardo. Porgo un saluto alla Dott.ssa Parisi e le vorrei rivolgere la seguente domanda: Se nel caso una persona emigrata e con cittadinanza del paese di residenza (nel mio caso il Canada) che ha dei contributi in Italia, decede(tocco ferro!!!!!) prima di arrivare all’eta’ della pensione puo’ la “vedova” fare richiesta della pensione al governo italiano usufruendo dei contributi del defunto marito?”
Con il Canada esiste una convenzione bilaterale che consente di totalizzare (sommare) i contributi versati in Italia e quelli versati in Canada per raggiungere il diritto alla pensione.
Esistono però dei requisiti minimi per poter usufruire della convenzione.
Per il Canada è necessario avere in Italia un minimo di 53 contributi versati e non è richiesto il possesso della cittadinanza italiana, in quanto la convenzione si applica ai lavoratori assicurati in Italia e in Canada o Quebec e comprende le assicurazioni per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti.
Quindi alla sua domanda la risposta è affermativa.

DOMANDA: scrive Enzo Tortora da Mansfield- Stati Uniti
“Ciao Francesca, siamo due H.P. e semiparalizzati a causa della rimozione di un tumore dal cervello, abbiamo bisogna di tutti gli aiuti possibili, fisici ed economici, paghiamo sempre qualcuno per i detti aiuti ma dobbiamo sempre ricorrere a qualcuno per incrementare la nostra situazione economica, i figli per esempio, essi sono i soli che abbiamo, qualche volta i parenti dall’ITALIA partecipano all’aiuto, ma non sempre, ora noi siamo costretti ad usare molti medicinali ed andare ambedue dal dottore, oltre per una visita di controllo, e per avere anche la ricetta per il rinnovo dei medicinali stessi, pagando naturalmente.Ho saputo che in Italia danno agli H.P. una pensione di accompagnamento. La domanda e’ la seguente: abbiamo anche noi il diritto di percepire un aiuto economico ? Siamo cittadini Americani ed abbiamo perso la cittadinanza italiana all’atto del suo conseguimento, senza alcuna ragione siamo stati gia’ in Italia per ottenere tale agevolazione, ma senza alcun buon risultato.”
Purtroppo devo comunicare che per poter avere l’assegno di accompagnamento è indispensabile essere cittadini italiani o comunitari ed avere la residenza in Italia.

DOMANDA: scrive Salvatore da Toronto – Canada
“L’argomento che desidero porre e` il seguente: controllando l`estratto mensile bancario ho notato che la nuova banca che smista le pensioni in Canada paga una pensione inferiore della banca intesa tutto cio` lo ho notato controllando tali estratti di banca. Forse sarà a causa dell’euro molto alto, ma guarda caso, come ha iniziato la nuova banca si e`verificato tale fenomeno. Ora c’é un altro punto da chiarire: come mai tale banca non manda l’estratto conto mensile per tenerci al corrente del cambio che ci mandano le pensioni? L`altra banca ci mandava tale conto in modo che noi vedevamo come e` stata pagata la pensione.”
La Banca paga il controvalore dell’importo della pensione, in valuta locale, al cambio che è stato concordato con l’INPS. Tenuto conto del rapporto favorevole di cambio dell’euro negli ultimi anni, sicuramente il controvalore non potrà che essere superiore ai periodi precedenti. Per quanto riguarda le informazioni relative all’importo delle rate di pensione in euro, pagate nel corso dell’anno, è ormai noto che tutti i pensionati sia in Italia che all’estero, ricevono ad inizio anno, un modello chiamato ObisM, nel quale sono elencate le rate in pagamento nei singoli mesi, sia nell’importo lordo che nell’importo netto. Nel modello vengono indicate anche tutte le trattenute operate sulle rate mensili e sulla tredicesima.
Per quanto riguarda invece la comunicazione relativa al giorno e al cambio euro/dollaro applicato nei singoli mesi, l’Istituto e la Banca stanno studiando opportune modalità di comunicazione ai pensionati, tenendo presente che, in relazione alle varie modalità di pagamento della pensione (sportello, conto corrente, bonifico bancario), l’informazione dovrà raggiungere tutta l’utenza interessata.
Nel frattempo, a partire dal mese di aprile c.a., la Banca ha messo a disposizione sul proprio sito web, con accesso al momento solo per i Patronati, (ma verrà ampliato a tutti i pensionati ), una tabella con i cambi relativi alla conversione dell’euro e alla data del fixing.

DOMANDA: scrive Stefano Mollo dall’Ecuador
Gentilissima Dott.ssa Parisi io ho lavorato alcuni anni in Italia (circa 5) prima di emigrare in Ecuador, dove sono attualmente residente. Vorrei sapere se, risiedendo all’ estero (Ecuador) posso effettuare versamenti mensili volontari per raggiungere gli anni di contributi necessari affinché quando io raggiunga l’ eta’ pensionabile, abbia diritto alla pensione come se avessi lavorato in Italia. In particolare vorrei conoscere l’ importo della pensione ed il numero di anni di contributi necessari per ottenerla in funzione dell’ importo dei versamenti.”
Per avere l’autorizzazione ai versamenti volontari il requisito fondamentale è quello di avere almeno cinque anni di contributi effettivi versati in Italia in tutta la vita lavorativa o tre anni di contributi nei cinque anni precedenti la domanda. L’importo dei contributi da versare viene calcolato dall’Inps con riferimento alla retribuzione percepita in Italia e non può essere pertanto determinato a priori. Nel suo caso, la domanda di autorizzazione ai versamenti volontari va presentata alla Sede Inps ( Sede di Perugia, polo competente per tutte le domande indirizzate da residenti in Paesi non legati all’Italia da rapporti di convenzione bilaterale) sull’apposito modulo O10/M, allegando la documentazione indicata sul modulo stesso. Attualmente per il diritto alla pensione di vecchiaia, occorre versare un minimo di 20 anni di contribuzione e raggiungere il 65° anno di età per gli uomini e 60° anno, per le donne. In alternativa alla prosecuzione volontaria, se Ella continuerà a lavorare in Ecuador, potrà chiedere all’INPS, l’accredito contributivo, riscattando i periodi di lavoro in Ecuador.

DOMANDA: scrive Maria Rosaria Martinelli da New York- Stati Uniti
“Ho lavorato in Italia, nel mio paese (Mola di Bari) come assistente alla poltrona di un dentista, per motivi di tempo non le spiego tutta la storia. Dal 1991 sono stata assicurata, sino al 1994(luglio). Anche se per pochi anni, ho diritto a qualche minima pensione retributiva o bisognava arrivare almeno a cinque anni?”
Con la legge di riforma delle pensioni introdotta nel 1995 e con decorrenza dal 1 gennaio 1996, le principali innovazioni hanno riguardato coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1.1.1996, per i quali la pensione si calcola sulla base dei contributi versati, con un minimo di anzianità contributiva effettiva pari a cinque anni, con una età anagrafica diversa e con l’importo della pensione legato al calcolo della totalità dei contributi versati, rivalutati in base all’andamento del prodotto interno lordo. Nel suo caso, trattandosi di contributi versati precedentemente al 1995 per avere diritto alla pensione, il requisito contributivo minimo è di 20 anni di contribuzione per la pensione di vecchiaia o cinque anni per quella di invalidità, a meno che non si raggiungano i requisiti con i contributi versati in Stati legati all’Italia da rapporti di convenzione bilaterale o non si riscattino degli anni versati all’estero in Paesi non convenzionati o non si faccia richiesta per i versamenti volontari, per i quali, da quanto scrive Ella non sembrerebbe avere il diritto.