sabato 8 marzo 2008
UN UOMO…….. UNA DONNA!!!
Allora che si dice dall’altra parte del mondo?? Qui in Italia in questi giorni fa un gran freddo. A Roma, dove io vivo, piove ininterrottamente da ieri, ma la cosa che colpisce maggiormente facendo una passeggiata è vedere ormai da settimane i viali completamente in fiore….. la primavera è nell’aria ed io mi sento particolarmente felice, anche perché sono nata in questa stagione un po’ “pazzerella” e solo l’idea che tra poco le giornate si allungheranno e l’aria si riempirà di profumi mi mette di buon umore. Sinceramente (e sapete che non so non dirvi la verità!) ero molto in dubbio se dedicare una pagina del mio diario in rete alla Festa della Donna ed a quella che ormai da tempo è diventata una data importante festeggiata quasi ovunque: l’8 marzo. Questo pomeriggio poi, leggendo i vostri commenti ed alcune e-mail di auguri che mi sono arrivate, ho deciso di approfondire l’argomento facendo una ricerca in internet, anche perché vi confesso, non ho mai dato particolare rilevanza a questa data, nella ferma convinzione di volere essere considerata “femmina” per tutto l’anno e non donna per un solo giorno. Ammetto però che la mia è sempre stata una sorta di provocazione e poi non ho mai amato omologarmi a quello che fanno tutti, pur sapendo però che dietro questa ricorrenza si commemora un triste evento. Dunque, tornando alla mia piccola ricerca, la prima cosa che ho fatto è stata quella di reperire qualche informazione sulle origini della Festa della Donna e l’ho fatto consultando il sito www.wikipedia.it, l’enciclopedia libera, al quale spesso faccio riferimento quando non conosco bene qualcosa. Le notizie che ho trovato sono molto interessanti e vi invito, se lo desiderate, a leggere quanto è riportato cliccando qui. A tale proposito credo che parlare dell’8 marzo e dei molteplici significati storici, sociali e culturali di questa data, dalle origini ad oggi, sia piuttosto complesso e non mi ritengo adeguatamente preparata per poterlo fare nel modo più appropriato. Mi piacerebbe invece molto soffermarmi con voi su un altro aspetto decisamente profondo legato alla figura della donna ed al suo fondamentale ruolo nell’emigrazione. Mi spiego meglio: nelle tante testimonianze e storie che ho avuto modo di ascoltare e raccontare in questi anni, sono rimasta sempre molto affascinata ed incuriosita dalle parole di grande riconoscenza ed affetto che molti uomini rivolgevano alle proprie donne, affermando che senza la “forza” e solidità della figura femminile tutto quello che erano riusciti a fare non sarebbe stato possibile. Questa considerazione mi è stata confermata tempo fa anche da un mio amico che si è da poco trasferito all’estero per motivi di lavoro e che mi ha confessato che le tante difficoltà che sta affrontando quotidianamente nell’integrarsi in un paese nuovo, sarebbero più facilmente superabili se avesse vicino il sostegno di una donna, diciamo una compagna o addirittura una moglie. Io personalmente credo che sia cosi e sono anche convinta del fatto tanti che anni fa la necessità per tutti coloro che emigravano in terre lontane di avere accanto una figura femminile di riferimento, fosse ancora più importante. Ricordo che durante alcune mie interviste a SPORTELLO ITALIA ho più volte trattato questo tema con alcuni esperti in materia di emigrazione e con enorme sorpresa ho scoperto che sono stati dedicati da vari studiosi molti capitoli di libri all’analisi di questo aspetto. I primi ad emigrare erano gli uomini da soli, molti dei quali scapoli; basta ricordare che negli anni’50 il numero dei celibi emigrati tra i quindici ed i trenta anni era altissimo, addirittura il 78% in Europa e l’87% oltreoceano. Molte volte ci si “accasava” con ragazze di origine italiana conosciute a feste o eventi organizzati dalla comunità, anche se a questi incontri la presenza femminile era in evidente minoranza e quindi c’era molta concorrenza. C’erano poi i famosi matrimoni per procura in cui ci si sposava spesso senza conoscere il proprio compagno/a. E poi c’era chi invece emigrava e lasciava in Italia una fidanzata o addirittura moglie e figli che sarebbero venuti in un secondo tempo. A tale proposito non si possono non ricordare le tante vedove bianche, quelle mogli che nel periodo dopo la guerra rimanevano in Italia ad accudire i propri figli mentre i mariti emigravano a cercare fortuna. Molte di queste mogli raggiungevano poi i mariti alcuni anni dopo, altre purtroppo (non poche!) venivano abbandonate al loro destino poichè i mariti, che probabilmente nel frattempo avevano fatto nuove conoscenze, non davano più notizie di se facendo perdere le proprie tracce. Come non ricordare le tante vedove per infortuni sul lavoro, argomento ancora purtroppo di grande attualità nonostante sia passato molto tempo ed il pensiero non può non andare all’8 agosto 1956 ed alla tragedia di Marcinelle, in Belgio, dove in una miniera persero la vita 136 italiani e 95 belgi. Mi sembra evidente come volere soffermarsi sul ruolo della donna del mondo dell’emigrazione risulti alquanto complesso: ogni storia è una storia a se, anche se poi vi sono sicuramente molti aspetti in comune. A questo punto sarei veramente felice se vi lasciaste andare alle vostre considerazioni personali e ricordi. Mi piacerebbe molto sapere come la pensate a riguardo, se credete che realmente la figura della donna sia stata fondamentale nell’ esperienza di emigrazione di un uomo e nel superamento dei molteplici ostacoli che si presentavano nel “costruire” una nuova vita in un nuovo mondo. Mi piacerebbe molto anche sapere se nei paesi dove vivete si festeggia la Festa della Donna e se si, se ci sono usanze particolari. Se vi va potete anche rivolgere un augurio ad una donna per voi speciale…… io personalmente vorrei fare un grandissimo augurio a tutte le meravigliose donne del nostro “salotto mondiale”, ma anche ai tanti uomini senza i quali le nostre vite sarebbero sicuramente più facili, ma anche molto più noiose ed a tale proposito vi dedico questa fotografia molto significativa: era il 1958 ed un gruppo di emigranti italiani si riuniva come d’abitudine in un caffè di Victoria, in Australia, per una partita a carte….








