sabato 16 febbraio 2008
IL RE DELLO ZUFOLO
Ci siamo!! Ormai manca veramente poco al mio rientro in Italia, il tempo di fare le valigie, salutare tutti e si parte… inizia già a farsi sentire un po’ di malinconia; si dice che partire è un po’ morire, ma fa parte del “gioco” ed io credo che sia arrivato il momento di tornare alla base, anche perché non appena mi riprenderò dalla fatica di queste ultime settimane e dal fuso orario, inizierò a dedicarmi ad alcune novità che non vedo l’ora di svelarvi, certa che vi piaceranno moltissimo! Per quanto riguarda la nostra Miscellanea di questi giorni, mi complimento per le informazioni interessanti fornite attraverso i vostri commenti riguardo la delicata questione degli Aborigeni e soprattutto per come avete trattato l’argomento, grazie veramente di cuore. Ed a proposito di cuore, vi avevo chiesto se eravate innamorati? Ho notato che quasi nessuno ha risposto a questa domanda ed in fondo in fondo ne sono felice perché penso che, per quanto sia bello raccontare i propri sentimenti, debba esserci sempre uno “spazietto” riservato nel quale non si fa entrare nessuno, siete d’accordo? E’ invece rientrato a fare nuovamente parte del nostro “salotto mondiale” VITO DE FRENZA, da Punto Fijo, in Venezuela. Ciao Vito e bentrovato! Rispondo con piacere alla tua domanda “Franceee? Ho visto la foto… dimmi li non è estate? Perché stai con una giacca e non con un vestito d’estate?” Giusta osservazione Vito, anche io sono rimasta piuttosto sorpresa dal tempo bizzarro che ho trovato a Melbourne. Mi hanno spiegato che in questa città ci sono quattro diverse stagioni durante ogni giornata e credetemi che è proprio così. Rimanendo in tema di fotografie vi ringrazio per avermi prontamente segnalato che quella apparsa in questi giorni sul giornale on-line “politicamentecorretto” non è la mia, ma quella di una formosa ragazza (molto carina, anche se un po’ troppo svestita!)…. ho appena provveduto a segnalare questo errore. Ed ora non mi resta che iniziare a raccontarvi la storia che ho scelto di presentare, una storia che mi ha profondamente toccato perché racchiude in se molti aspetti legati all’emigrazione ed ai tanti ricordi che chiunque è partito dall’Italia tanti anni fa porta con se. Come ho avuto modo di affermare più volte, lasciare il proprio paese è una ferita, uno squarcio profondo che il più delle volte non si rimarginerà mai del tutto. Di questo ne ho avuto conferma nel tempo ascoltando centinaia di piccole e grandi “confessioni” che mi sono state fatte in tutti questi anni nei quali ho iniziato a conoscere ed appassionarmi al mondo degli italiani all’estero. Non vi nascondo che mi sono veramente emozionata nel conoscere finalmente in persona JOE CASTELLANA, noto a molti come IL RE DELLO ZUFOLO o come dice lui con accento ancora molto italiano nonostante i tanti anni trascorsi in Australia, The King of Zufolo. Giuseppe, così preferisco chiamarlo io, è un simpaticissimo Signore siciliano nato a Montallegro in provincia di Agrigento. La sua vita è stata un susseguirsi di eventi incredibili, alcuni veramente molto tristi e per certi versi quasi inverosimili, ma come in una fiaba in cui per magia all’improvviso le disgrazie si trasformano in fortunate coincidenze, è riuscito sempre attraverso il suono del suo zufolo, a trovare la strada da seguire anche nei momenti in cui aveva perso ogni speranza. Circa una settimana fa durante la mia visita a Brisbane, ho avuto modo di conoscerlo, anzi a dirla tutta ho fatto del mio meglio affinché ciò avvenisse, poiché ne ero rimasta incuriosita ed affascinata già anni fa quando lo avevo intervistato a SPORTELLO ITALIA ed UNO MATTINA. Mi ero infatti ripromessa che qualora fossi venuta in Australia, avrei fatto di tutto per conoscerlo e così è stato…. Ho infatti avuto l’enorme piacere di essere ospite a casa sua e di sua moglie Tara, anzi Tarabella come la chiamo io, una dolcissima e serafica Signora, anche lei siciliana, che con un sorriso rasserenante, sa sempre dire la parola giusta al momento giusto. Giuseppe e Tara si sono conosciuti, innamorati e sposati in seconde nozze qualche anno fa e vederli così felici ed in sintonia mi ha riempito il cuore di una sensazione bellissima, a tal punto che li ho ribattezzati “Romeo e Giulietta d’Australia!” Questa lunga pagina del mio diario in rete (molto più lunga del solito) ho però deciso di dedicarla di comune accordo con Tara interamente a Giuseppe perché siamo entrambe convinte che questo sia il regalo più bello che possiamo fargli. Se lo merita veramente per il grande entusiasmo, amore e determinazione che infonde da tantissimi anni nel seguire la suo passione nel suonare lo zufolo. Avere avuto modo di conoscerlo mi ha arricchito profondamente. Ho sempre amato la saggezza delle persone semplici ed ascoltare i suoi racconti mi ha sinceramente commosso, anche se a lui non l’ho fatto capire perché non volevo che perdesse quella meravigliosa spontaneità che ha caratterizzato le nostre chiacchierate. Giuseppe ricorda ancora molto bene ogni piccolo episodio della sua vita e soprattutto della sua difficile infanzia; il passare degli anni non ha per nulla affievolito l’amore che prova per il suo “Paesello” la cui immagine al posto di scomparire, diventa ogni giorno più nitida: le montagne, i pascoli, le pecore, “le case vecchie che puzzano di affumicato”, come dice lui. Poi c’è un ricordo ancora più importante che conserva ben custodito tra le cose più care: lo zufolo che suo nonno gli lasciò prima di morire, augurandosi che suo nipote potesse portare avanti questa antica tradizione di famiglia che si tramandava da più di trecento anni. Fin da bambino Giuseppe mentre pascolava le pecore, iniziava ad appassionarsi al suono melodioso dello zufolo e man mano che suonava la miseria si sentiva un po’ meno e le tante difficoltà di giornate che trascorrevano sempre uguali tra mille sacrifici, diventavano un po’ più liete. Giuseppe mi ha raccontato che ai tempi soffriva veramente molto, ma lui era giovane e tutto si superava. C’era chi partiva per l’America, chi per l’Argentina”… io partivo per l’Australia… era il 13 marzo del 1958.” Dal porto di Genova salpava una nave di nome “ROMA”, destinazione Brisbane. Ben 31 giorni trascorsi in navigazione, nella famosa terza classe e quando il mare era agitato, dai finestrini si vedeva solo acqua. In tasca 10.000 lire che divennero quasi immediatamente 5.000 a causa di un furto subito ancora prima di mettere piede sulla terra ferma. Ma Giuseppe non si scoraggiava, era riuscito finalmente ad ottenere “l’atto di richiamo”, una garanzia per avere un lavoro, da un siciliano che aveva avuto fortuna in Australia e di cui ricorda ancora bene il nome, Salvatore Gullotta. Arrivato a Brisbane Giuseppe fece ben 36 ore di viaggio per arrivare ad Home Hill, nel centro del Queensland, dove lo aspettava il suo nuovo lavoro: tagliatore di canna da zucchero. Ne tagliava dieci tonnellate al giorno per un guadagno di due sterline al giorno (ai tempi c’era ancora la moneta inglese!). Finalmente dopo anni di stenti trascorsi in Italia, si guadagnava “la moneta” e questo faceva dimenticare il sudore, il gran caldo (35/40 gradi) ed i tanti pericoli in agguato tra una natura ancora selvaggia ed incontaminata, tra cui i pericolosissimi serpenti. L’unica cosa alla quale Giuseppe proprio non riusciva a rassegnarsi era quella di abbandonare i suoi sogni artistici e rinunciare a suonare il suo “zufoletto”. Gli anni trascorsero lavorando moltissimo, ma almeno c’era la certezza di potere garantire una vita migliore anche alla sua famiglia, moglie e tre figli, che nel frattempo lo avevano raggiunto. Nel 1972 si trasferirono a Brisbane e qui Giuseppe decide che è arrivato il momento di fare qualcosa in più per divulgare la cultura e la tradizione di questo antico strumento che ha scoperto, dopo lunghe ricerche, essere stato creato per la prima volta in Egitto ben 7000 anni fa. Inizia così a girare per le scuole australiane, fa dimostrazioni e prova disperatamente a cercare qualcuno che possa appassionarsi ad imparare a suonarlo. L’unico interessato realmente è Watie, un americano trasferitosi in Australia, ha 54 anni…. meglio di niente! Giuseppe piano piano diventa a tutti gli effetti il Re dello Zufolo. Ne ha costruiti migliaia e migliaia e molto orgoglioso mi dice che gli occorrono solo tre minuti e circa una mezz’ora per le decorazioni. Pensate che a Canberra, al National Museum of Australia è esposto un suo zufolo e nella Australian National Library, nella sezione dedicata alla musica tradizionale della Sicilia, un CD con una raccolta dei brani da lui suonati. Ed ora viene il bello… scopro infatti alcuni aneddoti molto divertenti. Nel 1982 quando nasce il Principe William, erede di Carlo e Diana, Giuseppe manda loro come regalo benaugurale uno zufolo personalizzato ed una cassetta con la sua musica, garantendo, nel caso in cui il bambino dovesse piangere, un “effetto calmante”. Poco dopo, esattamente il 9 agosto dello stesso anno riceve da Buckingham Palace una lettera di ringraziamento inviata da Lairria Baring, Lady-in-Waiting di Lady Diana. Questa lettera la conserva ancora e la prende come esempio di buona educazione, quella che invece non hanno avuto nei suoi confronti alcuni noti conduttori televisivi italiani, ai quali si è più volte rivolto. A questo punto il volto di Giuseppe cambia improvvisamente ed alquanto alterato mi dice che “quando un italiano chiama l’Italia, l’Italia non risponde!” Lui ha scritto a Bruno Vespa, a Fiorello, ad Antonella Clerici (ben tre volte!) e naturalmente a Rai International… nessuno gli ha mai risposto. Avrebbe voluto essere ascoltato, potere raccontare la sua storia, magari farla conoscere a tante altre persone e forse finalmente trovare il suo erede spirituale al quale insegnare quello che lui ha fatto per anni: costruire e suonare lo zufolo. A proposito di televisione non posso non sorridere quando mi racconta il suo personalissimo metodo per potere “usufruire” al meglio dei programmi televisivi italiani: registrare otto ore di seguito su una videocassetta e poi scorrere veloce con il telecomando, soffermandosi solo su quello che realmente gli interessa. Lo trovo geniale, anche se gli faccio notare che così non vedrà mai un programma in diretta, ma questo a lui non importa!!! Gli importa invece molto potere realizzare un giorno il suo grande sogno nel cassetto: trovare qualcuno che possa scrivere una bella sceneggiatura, trasformando la sua storia in un film. Sia io che Tara gli diciamo che non è semplice, anche se non è giusto infrangere i sogni di nessuno e quindi lo ascoltiamo assecondandolo. Giuseppe durante i tre giorni trascorsi insieme mi ha parlato di tante altre cose e mi ha fatto vedere il suo vero tesoro: una piccola pietra di Montallegro che anni fa ha portato con se in Australia. La conserva nel suo comodino come un gioiello e nel prenderla in mano avverto l’energia di un pezzo d’Italia arrivato in terra lontana e cosa curiosa noto che ha la forma della Sicilia. A questo punto chiedo a Giuseppe se è pronto per fare una fotografia da inserire nel blog. Lui senza esitare mi dice di volere indossare il suo costume di “scena” fatto di zufoli, sua creazione personale. Poi su mio invito nel presentare qualcosa che gli ricorda il suo arrivo in terra d’Australia, scompare per qualche minuto e torna con un grande coltello, quello con il quale ha tagliato tonnellate di canna da zucchero e la sua piccola valigia di cartone, che ancora conserva gelosamente. I miei occhi si riempiono di lacrime, ma con una scusa mi volto dall’altra parte. Ora Giuseppe è un uomo felice, ha trovato il suo grande amore, Tara, ed una vita più serena, ma guardandolo attentamente ho capito che anche se è passato molto tempo, il suo “Paesello” e lo zufoletto che gli teneva compagnia da bambino, sono stati vitali per superare i tanti momenti difficili… e lo saranno ancora per molto, anzi per SEMPRE!!!
Scritto da Francesca Alderisi nella categoria
Storie di Italiani all'Estero
alle 18:22 di sabato, 16 febbraio 2008
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